Qualcuno trova bizzarra la mia abitudine di spegnere la sveglia e trovare la concentrazione necessaria per puntarla un quarto d’ora dopo, e poi ancora un altro e un altro.
Tutte le mattine.
A me invece piace molto svegliarmi nel bel mezzo di un sogno, interromperlo a metà e iniziarne uno nuovo.
A me piace alzarmi e infilarmi la felpa, quella grigia con i buchi fatti dai denti di elis quand’era piccola e il suo gioco preferito era mordermi le braccia.
A me piace aspettare che il caffè esca dalla macchinetta rotta, che bisogna sempre abbassare la fiamma e bagnarla sotto l’acqua fredda, mentre penso a cosa indossare - oggi la minigonna, quella corta di jeans, con le calze verdi e nere, si, oggi mi va di mostrare le gambe e legarmi al collo la catenina nera, quella stretta che mi lascia i segni.
A me piacciono i gesti di intimità, come quando siamo tutte sveglie e non c’è tempo e i movimenti si incastrano, ognuna sa qual è il gesto che farà l’altra, mani si sfiorano, sorrisi accennati, è troppo presto e non ho voglia di parlare ma va bene così.
A me piace quando passeggio da sola nel parco, e sbucando dalla curva vedo la casina strampalata, la brina ricopre i prati, le foglie secche si sbriciolano sotto i miei passi leggeri.
A me piace quando è un giorno così, mi ritrovo delicata e sognante e sfioro leggera i miei pensieri, li accarezzo e li guardo scivolare come acqua cristallina su una superficie liscia.
Guardo fuori dalla finestra e sorrido.
Forse domani smetterà anche di piovere
Il mio mood è altalenante.
Oscillo tra stati di grazia e un irritante malumore, è come se ogni tanto un nuvolone nero e denso di pioggia si posizionasse giusto sulla mia testa ,oscurando i raggi di sole.
Niente di nuovo, in fondo il giorno del mio compleanno è sempre così.
Si si, lo vorrei anch’io il libro degli incantesimi.
Lo userei, per esempio, per riportare indietro le lancette dell’orologio e dormire un po’ di più, invece di ritrovarmi alle settemenodieci a camminare nel parco col cane in preda a gravi disturbi gastrointestinali e vento e pioggia in grado di eliminare ogni residuo di calore-da-letto che tento di tenermi stretto ancora per un po’.
E poi mi chiedo perché tutti siano convinti che io sia nata oggi.
Sabato notte piovono acqua e sabbia, e io esco con le scarpe troppo leggere.
Musica nel locale, il resto è silenzio.
Parole e immagini
(continuare a cercarsi)
il suono avvolge e sospira
(e i ricordi galleggiano)
poi un volto sorride dallo schermo
(quel giorno sulla spiaggia nel vento e nel sole).
Dopo ancora pioggia, Montefiori Cocktails, caldo, sudore, vodka e poi birra, e ancora vodka, birra (e poi ancora, come al solito).
Trovarsi in una mini minor d’epoca abbandonata in un prato può avere il suo perché (anche se i sedili sono scomodi), ma il mio letto alle sette di mattina è un’oasi , e io mi addormento sognando ponti d’oro nella Cina dell’ultimo imperatore.
Poi, la domenica mattina *postumi e devastazione*
(e non capisco perché non mi ricordo di te, probabilmente non stavo troppo bene)
Errori di gioventù
Se a diciassette anni avessi saputo che il ragazzo di cui ero perdutamente innamorata, e che ovviamente mi aveva brutalmente lasciata, si sarebbe ripresentato alla mia porta in una serata piovosa avrei sicuramente gioito.
Ieri l’effetto è stato molto diverso soprattutto quando, dopo avergli raccontato del mio lavoro, mi sono sentita dire “beh, chi l’avrebbe mai detto…lasci una fidanzatina e perdi un terno al lotto” (guarda un po’, la memoria gioca brutti scherzi…non mi ricordavo che fossi completamente decerebrato).
Ma il top è stato raggiunto quando, con voce suadente, mi ha sussurrato “ti trovo veramente bene…molto meglio di prima. sei diventata proprio una diva..che dici se rimango qui da te e ricordiamo i vecchi tempi?” (diva??? hai detto proprio diva??? scusa tesoro, ti avevo sottovalutato…oltre ad essere completamente decerebrato sei anche molto squallido e incredibilmente privo di contenuti).
Pur di liberarmene sarei stata disposta ad lottare a mani nude contro orde di barbari inferociti, e devo ammettere che non è stato uno sforzo uscire sotto la pioggia scrosciante e affrontare vento, fulmini e saette per scaricarlo senza tanti complimenti davanti casa del fratello.
A mai più rivederci, mio caro primo amore.
Pure Morning #2
I bacilli che stanno sferrando un potente attacco contro il mio organismo stamattina hanno esultato: ho percepito con chiarezza cori da stadio e scoppi di petardi appena ho aperto la finestra e mi sono accorta di trovarmi nel bel mezzo del diluvio universale.
La mia dedizione al lavoro mi stupisce e, invece di simulare un improvviso peggioramento delle mie condizioni fisiche, ho deciso di affrontare la tempesta con piglio deciso e tenuta anti-pioggia, il cui pezzo forte è costituito dalle calze a righe colorate, indispensabili per combattere il grigiore imperante.
Ovviamente:
- ho dovuto aspettare l’autobus per 25 minuti;
- un vento gelido a iniziato a soffiare contribuendo al congelamento della mano reggi-ombrello;
- grazie al vento, la pioggia ha assunto un andamento multidirezionale rendendo completamente inutile ogni tentativo di restare asciutta;
- l’autobus è arrivato alla fermata stracolmo;
- dopo essere riuscita a penetrare la barriera umana che tentava di impedirmi l’ingresso, ho esultato per aver trovato un posticino tutto sommato piuttosto defilato;
- alla fermata successiva è salita una signora gigantesca con tanto di impermeabile grondante acqua, che ha ben pensato di spalmarmisi addosso per tutta la durata del tragitto;
- dopo circa trenta secondi i miei vestiti sono diventati completamente fradici;
- dopo circa quaranta secondi ho iniziato a ridacchiare. Non ho ancora smesso.
Un invito improvviso, pericolosamente eccitante.
Accettarlo sarebbe un errore, lo so.
Perciò ho detto di si.
Per fortuna, il mio grillo parlante personale, anche se a distanza, deve aver subodorato il pericolo e mi ha chiamato per propormi una tranquilla cena tra amici.
Accettare sarebbe giusto.
Perciò ho detto di si.
Sono molto compiaciuta della mia capacità di discernimento e di questa improvvisa maturità
Stanotte ho sognato due gatti bianchi che litigavano.
Mentre li guardavo, ipnotizzata dalla loro lotta feroce (denti, artigli, sangue), sono arrivati venti uomini.
Erano tutti originari di Cap d’Antibes e volevano:
-rubarmi il cellulare
-distruggere il cd dei muse
-rapirmi
Certe volte
mi verrebbe voglia di prendere una spranga
e distruggere tutto quello che mi capita a tiro.
Poi ci rifletto,
e penso che un sorriso sardonico
può fare molti più danni
(e vuoi mettere quanta fatica risparmiata?)
Dire le bugie non è poi così difficile.
Soprattutto se, mentre stai raccontando una storiella costruita ad arte per difenderti da un approccio insistente e a tratti molesto, ti accorgi di credere a quello che dici.
Che hai davvero voglia che stavolta sia diverso, che hai davvero voglia che sia vero.
Non voglio vivere in un mondo in cui,
senza nessun preavviso,
ti può cadere tra capo e collo
un’asta reggi – tende
lunga 2 metri e 40.
Di ferro, per giunta.
Apocalypse Please
Una piacevole serata può trasformarsi in tragedia nel giro di pochi minuti.
Basta che tu e le tue coinquiline decidiate di invitare a cena un amico che non vedete da tanto tempo, che abbia come principale caratteristica la totale incapacità di intuire cosa è giusto dire e cosa è meglio tenersi per sé.
A metà serata lui, rivolgendosi alla più sensibile sull’argomento, dirà:
- Bhè, in effetti fino a due anni fa tu eri veramente enorme….ma adesso non è che sei diventata proprio snella. Anzi, mi sa che da quest’estate sei pure ingrassata…
Un vento gelido inizierà a serpeggiare tra di voi, le nubi si squarceranno.
E fu pianto e stridore di denti
Ho avuto conferma di quello che da un po’ di tempo sospettavo.
Il mio lavoro mi fa schifo.
Penso che se continuerò per molto a stare qui, mi farò schifo anch’io.
Penso anche di aver capito con una certa sicurezza quello che mi piacerebbe fare.
Adesso non mi rimane altro da fare che rendere concrete le idee in cui ho sempre creduto.
E non permettere a niente e nessuno di farmi credere che sarebbe troppo difficile riuscirci.
pure morning
Ieri sera ho iniziato a pensare che la mia casa è abitata da androidi, programmati allo scopo di farmi impazzire.
Stamattina ho chiuso la porta e mi ci sono appoggiata, pervasa da un senso di sollievo.
Non sempre le partenze sono tristi.
Ieri ho scoperto che il mio cane è in contatto con un’entità superiore che gli ha insegnato ad esprimere con lo sguardo tutto il suo sdegno e la sua profonda disapprovazione verso il mio stile di vita.
Ho cercato di spiegargli che non dormire per due notti di seguito può avere il suo perché, anche se per le occhiaie non c’è rimedio.
Alla fine io alle mie mi ci sono affezionata, e ho capito che basta saperle portare con stile, sbandierandole in giro assumendo un’aria molto tormentata e bohémienne.
può scombussolare un po’
(e neanche poco)
i tuoi programmi.
Ma soprattutto
può farti arrivare a credere che
la dea kalì esista davvero,
abbia sembianze molto più umane di quanto si creda,
e sia venuta da te per sussurrarti
“adesso ti faccio tanti dispetti”.
Ho un bisogno urgente di un collo nuovo
Non mi era mai capitato di bere un aperitivo appoggiando il bicchiere su un numero gigante della tombola. Però, ripensandoci, è giusto che i numeri della tombola trovino un’occupazione alternativa dopo le feste natalizie.
E’ chiaro che, in una situazione del genere, l’argomento verta sulla difficoltà di far convivere nello stesso acquario cinque specie diverse di pesci tropicali, scelti senza nessun criterio a parte quello estetico.
Quattro di loro si sono infatti ritrovati con la coda a brandelli a causa della bellicosità del pesce combattente, ma a lui non è andata tanto meglio visto che adesso è stato trasferito nel boccale della Guinness.
E poi rimane il fatto che lo squalo nero, a forza di stare chiuso nella gabbietta rotante, si abbatte.
Comunque, ho capito che non mi fiderò mai di un uomo che racconta con nonchalance di essere rimasto attaccato con la lingua al freezer per ben quindici minuti.
Ci tengo ai miei elettrodomestici, io.
Certi pensieri si presentano inaspettati.
All’inizio si camuffano da buone idee, tu ti distrai- fa sempre piacere avere una buona idea nuova di zecca- e loro sfruttano quel momento per gonfiarsi fino ad occupare tutto lo spazio disponibile nella tua mente, che non è poi così libera e originale come credevi. A quel punto non c’è scelta, ti arrendi alla loro violenza, e con il battito accelerato li trasformi in gesti concreti.
Tanto, per pentirti di un altro errore c’è sempre tempo, basta un attimo e ti accorgi che anche questa volta - una volta sempre nuova, sempre uguale a se stessa – ti ritrovi a dire “giuro, non lo faccio più”
La follia della donna
Andare ad un after tea,
pagare dieci euro per una consumazione
(compreso il free food),
ascoltare chill out, lounge e house
e girovagare tra i banchetti del mercatino vintage
può far riflettere sulla propria esistenza.
Ho passato una serata intera a costatare che
il 98% delle donne presenti aveva
delle acconciature perfette,
calzava scarpe a punta
e indossava pantaloni stile cavallerizza all’ultima moda.
Quando sarò pettinatissima anch’io
la mia vita cambierà
(e, tornata a casa, non dovrò convincermi che quello gnoccone del venditore di anellini che ho puntato tutta la serata non mi ha degnata neanche di uno sguardo solo perché irrimediabilmente gay)