nei momenti di crisi, mi hanno insegnato all'università, bisogna sforzarsi di ragionare per obiettivi.
credo sia chiaro a tutti il fatto che io stia vivendo un periodo di morte e devastazione celebrale, e i pochi neuroni ancora in grado di prendere decisioni autonome hanno deciso di stilare una lista di attività prioritarie da seguire scrupolosamente.
riporto qui tale elenco come attestazione di stima nei confronti dei suddetti neuroni che ultimamente si sentono un pò abbandonati.
- procedere senza ulteriori indugi nell'acquisto di una bicicletta modello graziella, preferibilmente usata, sottocosto e di colore blu, con un cestino davanti nel quale possano essere ospitati la borsa e un mazzo di fiori diverso ogni giorno, che fa tanto primavera. non importa se all'eventualità che io possa comprare ogni giorno un mazzo di fiori diverso non ci crede nessuno.
- recarsi sabato mattina al mercatino di testaccio, nel quale fonti autorevoli (alrimenti dette colleghe trendy) mi assicurano la presenza di centinaia di modelli di scarpe femminili dai colori imbarazzanti
- continuare a recarmi al parco col cane ogni giorno nonostante la sua pigrizia, che stare all'aria aperta mi fa bene. soprattutto se riesco a convincermi che l'odore degli escrementi dei quattrozampe somiglia a quello dei gelsomini in fiore più di quanto gli esseri umani siano portati a credere
- affittare la videocassetta degli incredibili e di shrek2 senza scoppiare in lacrime ogni volta che entro da blockbuster
- bere litri di birra
- prenotare una lobotomia in attesa che arrivino i pezzi di ricambio del mio cervello
- smettere di controllare compulsivamente il contenuto della cassetta della posta e il display del cellulare. smettere anche di controllare la lista delle chiamate perse, ricevute ed effettuate ogni due ore con la convinzione che in quell'arco di tempo potrei essere entrata in trance ed aver perso, ricevuto o effettuato quella telefonata
- bearmi delle coccole degli amicici senza ritegno
- non litigare con gli stessi amicici quando mi dicono che sono una stupida e che mi disprezzano perchè continuo a rotolarmi nello sterco senza mostrare un minimo di dignità
- riuscire a sostenere l'idea di spuntare le doppie punte dei miei capelli che ormai somigliano tristemente alla paglia essiccata di fine agosto. una volta entrata dal parrucchiere farmi pure un paio di colpi di sole biondi, già che mi ci trovo
- recuperare un aspetto femminile (ossia estirpare ogni pelo superfluo dalla superficie del mio corpo, costi quel che costi)
- dedicarmi al giardinaggio sperando che le piante accettino le mie amorevoli cure. nel caso in cui gli esserini verdi decidano di dar vita ad un processo di morte autoindotta, non vivere la cosa come un ennesimo fallimento e soprattutto non ripetere la frase "non sono degna di essere amata"
- comprare le striscette che sbiancano i denti e sorridere di più (con gli occhi e con il cuore).
se uno dei funghi che costituiscono il ripieno del tramezzino che stai addentando con gusto mentre cammini per strada carica di buste, con il lettore mp3 in una mano e il cellulare nell'altra (meglio tenerlo sempre a portata di mano, sia mai che si decidesse a squillare e tu proprio in quel momento fossi troppo distratta per accorgertene - troppo distratta perchè stai cantando give my baby one more time, ovviamente).
se uno di questi stramaledettissimi champignon transgenici immersi nella maionese, dicevo, scegliesse di precipitare al suolo perchè irresistibilmente attratto dalla forza di gravità, dove terminerebbe la sua caduta libera?
no, non nella busta contenente i tuoi splendidi jeans appena acquistati.
anche perchè, se per uno scherzo del destino dovesse succedere, a te non rimarebbe altro che considerarti un'apocalittica sfigata, in barba alle ragguardevoli dimensioni del tuo culo.
il gran sasso con la sua cima innevata si presenta davanti ai miei occhi circondato da nuvole grigio chiaro.
il cielo è ancora venato da sfumature di luce crepuscolare, e la montagna è solenne e minacciosa. io mi preparo a passarci sotto un pò impaurita e quasi dispiaciuta. quel tunnel è un sacrilegio alla maestosità della sua roccia.
dentro la montagna, incastrato nelle sue viscere, c'è un laboratorio. ogni volta che percorro la galleria penso alle persone che ci lavorano, immagino cosa si possa provare, ogni giorno, ad avere come ufficio un bunker immerso nella montagna. dev'essere emozionante.
io credo che lì sotto vivano degli strani esseri tentacolari, coi capelli spettinati color verde fosforescente, con camici immacolati e occhiali spessi. fanno avanti e indietro tra computer enormi e ampolle fumanti e pianali ricoperti da pulsanti rossi, affaccendati e impegnatissimi a salvare le sorti del mondo.
a me un giorno piacerebbe scendere lì sotto e fare amicizia con loro, parlarci in una ligua sconosciuta, provare a salvare il mondo pure io.
invece finisce che torno a roma con una strana malinconia, il cuore mi batte un pò più forte e i pensieri si attorcigliano ingarbugliandosi sempre di più.
seduta sul letto leggo ad alta voce queneau a mia madre mentre penso che l'interpretazione della realtà è semplicemente un esercizio di stile: nessuno ha torto e nessuno ha ragione, tutto dipende da come si sceglie di raccontare la storia.
c'è un filo che mi tiene ancora legata a qualcosa che non so spiegare. è un filo sottile, trasparente e resistentissimo. non riesco a tagliarlo, come fosse un simulacro lo guardo con timore e venerazione, lo vedo a volte assottigliarsi, lo sento spesso strattonarmi con violenza verso chi non c'è più da molto tempo, ormai.
l'intensità di una presenza silenziosa è così forte da diventare dolore che spaventa, ma non riesco a non tremare al pensiero della sua fine.
a volte vorrei abbandonarmi, lasciar vincere le mie sensazioni. bussare a quella porta, eliminare le distanze e guardare negli occhi quello che è rimasto di noi.
canticchio out of time e mi ci sento, fuori dal tempo. come se i giorni, le settimane, avessero interrotto il loro corso e tutto si fosse cristallizzato in un attimo dilatato di cui non riesco a vedere i confini.
oggi parto, ma rimango qua.
il punk si è tagliato il pizzetto, e dopo sette anni di staticità barbuta questo gesto assume una certa rilevanza nell'ordine generale delle cose.
del tipo che mi sono sentita minata nella mia stabilità, io che in questo periodo ne ho tanto bisogno.
festa di laurea in un locale stretto e buio, ieri sera. la promessa di non fare tardi non mantenuta. lò che mi lancia sguardi d'intesa mentre balla maracaibo versione originale con fare lascivo con qualsiasi essere umano dalle sembianze femminili gli capiti a tiro. ha deciso che io e il direttore della fotografia dobbiamo accoppiarci selvaggiamente il prima possibile, chiodo schiaccia schiodo, dice, ma io mi trovo in disaccordo e gli lancio noccioline e occhiatacce a ritmo di meu amigo ciarli braun mentre penso di essere ancora in lutto stretto. strettissimo.
comunque decido di premiare gli sforzi di lò provando ad avviare un dialogo sol suo amico.
dopo circa mezz'ora di conversazione urlata bocca-orecchio per cercare di sovrastare il volume indecente della musica altrettanto indecente passata da un dee jay dodicenne panzuto e triste, io e il direttore della fotografia quasi arriviamo alle mani. decidiamo quindi che il matrimonio è da escludere, l'unica speranza per salvare il nostro rapporto consiste nel trovare un argomento sul quale essere più o meno in accordo. il dolce è troppo dolce, dice lui, sì, in effetti è stucchevole, convengo io. sguardo stupito, stretta di mano. bella lì.
oggi è una giornata uggiosa, cielo grigio e aria pesante.
niente di nuovo sotto il sole, e neanche sotto la pioggia.
passare una serata a commentare gratuitamente e con disprezzo tutte le persone che mi circondano, mangiare verdure crude ricoperte di salsa all'aglio, passare quattro ore e mezzo al parco con una statua di sale al posto del cane e un libro per far finta di leggere e tenere lontana la gente, pensare allo shopping, mangiare panini al latte ripieni di cioccolata, lamentarmi ininterrottamente, litigare, pontificare e presumere e immaginare, piangere lasciando colare dal naso litri di moccio trasparente senza far niente per arginarlo, farmi bella, mangiare le unghie, dormire poco, sognare troppo, fumare trenta sigarette al giorno, cantare ad alta voce in un autobus affollato, non guardarmi in giro, ignorare la bellezza di questa città in primavera perchè fa ancora troppo male.
sono molto preziosa, io, anche se nessuno l'ha ancora capito.
quando ve ne accorgerete saranno cazzi amari per tutti.
cosa fare quando una valanga di fango cerca di travolgerti?
1) guardati intorno e individua un appiglio
2) raggiungilo e saltaci su
3) guarda il fango che scorre e pensa a quanto sei stato bravo a trovare il modo di non farti sporcare
4) probabilmente sei stanco, ma non cedere mai, e dico mai, alla tentazione di lasciare l'appiglio e provare a vedere come va
5) riflettici bene: anche se pensi che riusciresti comunque a rimanere a galla, probabilmente non sarebbe così
6) ti ho detto di non cedere
7) ok, adesso cerca di trovare la posizione più comoda e aspetta. per quanto possa durare, prima o poi la valanga si arresterà
9) riposati e recupera le forze. aspetta che il fango si solidifichi
10) lascia l'appiglio e gustati la vittoria. tanto, anche durante la valanga, avrai già capito che anche stavolta hai vinto tu
11) pensa che chi ha provocato la valanga diustruggendo e sporcando tutto non merita niente, se non il fango che si ritrova addosso
12) ricomincia a camminare portando in giro il tuo sorriso migliore e quintali di spocchia
in loop oggi (e ci rimarrà un bel pò) colpo di pistola - microchip emozionale, subsonica
non ci si può difendere da chi ti colpisce alle spalle, non si combatte per qualcosa che non è mai esistito.
inizia il tempo della cura. la guarigione arriverà, prima o poi.
le persone fanno click.
e molto spesso è un click di quelli netti e decisi, un pò il corrispondente del ploff di quando, sulla spiaggia, ti tirano una medusa sulla schiena.
ploff.*
le persone fanno click quando si conoscono, quando litigano, quando fanno l'amore, quando si riconoscono, in qualche modo, come appartenenti alla stessa specie, che non è mica una cosa che capita troppo spesso.
e non c'è molto da fare, perchè ormai quello scatto nell'ingranaggio c'è stato e non si torna più indietro, ed è solo da vedere poi come ci si può riposizionare, se si riesce a trovare un incastro soddisfacente o se il meccanismo si è rotto e buonanotte al secchio.
certe volte si fa click anche da soli. per esempio, quando senti che è arrivata la primavera, o quando hai con te la Matita della Salute e un accendino con un fiore blu, quando trovi uno sconosciuto seduto al tuo tavolo che ti chiama per nome, quando ti dicono che non hai ancora veramente trent'anni, quando ti rendi conto che stavolta hai voglia di raccontarti gesticolando e scegliendo parole a caso. quando ti accorgi che nella vita capita di capirsi.
* ho sempre desiderato che questa similitudine, che va bene un pò con tutto, fosse mia. come in tanti sapranno non lo è.
p.d.g. (proverbio del giorno, n.d.a.):
a rasa a rasa, c'a via è pitrusa
(tieniti rasente al muro, che la via che percorri è irta di pericoli)
offrì all'amico un pò di noccioline e gli chiese: - come ti senti?
- come un'accademia militare alla cerimonia del congedo dei cadetti promossi - disse Arthur. - sento dei pezzetti di me stesso che continuano a venire congedati.
(douglas adams, guida galattica per autostoppisti)
mi sveglio e ho in testa la tua canzone, la prima che mi hai fatto sentire, una di quelle che amo di più.
niente si muove intorno a me, nessun segnale della tua presenza che io continuo a sentire così forte.
rimango da sola, in silenzio. ma non smetto di combattere per noi.
ieri sera guardavo mtv mentre cucivo tende e poltrone, e c'era una specie di documentario sulla vita di un giocatore di quiz televisivo.
a un certo punto uno dei concorrenti, una specie di super campione, si dirige in in una smoking area degli studi, e sulla parete c'è questo cartello con l'immagine di una sigaretta e la scritta "mediaset ti invita a smettere". il gesto di ribellione è automatico, e il presentatore di mtv aggiunge con un pennarello due parole: il cartello adesso recita "mediaset ti invita a smettere di pensare".
non so, penso che sia come se un pasticciere imbrattasse la vetrina di un suo collega scrivendoci sopra con la panna spray "i dolci fanno ingrassare".
non ha senso.
stamattina camminavo per le vie del centro, ed eravamo vicini come non succedeva più da giorni (pochi, molti di più di quanto pensavo potessi sopportare).
dal ponte guardavo il palazzo antico sapendo che tu eri lì, le mani serrate sul parapetto a trannere l'istinto di chiamarti - scendi, facciamo due passi, voglio solo guardarti ancora un pò . poi ho voltato le spalle e ho ricominciato a camminare.
se trovassi un senso forse riuscirei ad aprire la mia mano per lasciar andare via quello che ancora trattengo. ma per adesso il pungo è ancora chiuso, non riesco a lasciare che qualcosa vada sprecato.
la voglia di lottare per te mi si aggrappa dentro con unghie affilate che lasciano segni sempre più profondi. come riuscire a decidere di rinunciare? il mio silenzio è la misura del rispetto che ho per te, ma quanta fatica mi costa scegliere di starti lontana, senza chiederti nulla.
saprei essere le mani che reggono la testa quando piangi, l'abbraccio che protegge il tuo sonno, gli occhi che ti guardano da lontano mentre sorridi.
ho milioni di parole che aspettano di essere pronunciate, e fiducia e sostegno e cura.
è per questo che mi allontano da te ma continuo a non andare via.
perchè sei l'ombra che mi segue e mi precede, sei il profumo della primavera che sta per arrivare, sei nella luce che cambia e nei germogli che stanno nascendo.
ieri sera, verso mezzanotte e mezza, ho riso.
capita di ridere, direte voi, a me non capitava da sei giorni, dico io, vi pare poco?
ho riso perchè ad un certo punto ho visto ex anima gemella che cercava di segare a metà l'armadio nuovo.
poi ho riso ancora più forte, perchè ex anima gemella, sentendo i singhiozzi e vedendomi accasciata sul futon, pensava che stessi piangendo.
ho continuato a ridere per un pò, perchè alla fine l'armadio è stato risparmiato e per abbellirlo c'abbiamo appiccicato sopra delle specie di bacchette di legno colorate con i disegni orientali. prendi la katana, ho detto a e.a.g., e ho riso da sola alla mia battutona, ridevo mentre tossivo e sputacchiavo ovunque e lacrimavo.
quando sono tornata a casa e mi sono messa a letto, però, m'è passata un pò la voglia di ridere. che avrei tanto voluto telefonargli per raccontare queste stupidaggini, e farlo ridere e sentirmi scema, e a un certo punto mi son detta basta, ti prego, basta.
anche oggi c'è il sole.
basta prendere coraggio, tirare un bel respiro e accendersi una sigaretta, sentendosi un pò il condannato che fa l'ultima telefonata prima dell'esecuzione.
dopo che hai sentito con chiarezza che una bomba atomica ti è esplosa nello stomaco non riesci a sentire altro che devastazione.
vuoto che rimbomba, e rifiuto, e abbandono. non esiste nessuna ragione per cui io possa essere amata.
patetico, c'è solo da vergognarsi nel mettere nero su bianco queste parole.
ma adesso è esattamente quello che penso, non c'è niente di più.
arriverà il momento della ricostruzione, quello in cui inizierò a vedere che da qualche parte si può iniziare, per rimettere a posto i pezzi.
ora ho bisogno di starmene accoccolata su me stessa, di restare ferma, immobile, per un pò.
finchè non smetterò di sentire un dolore sordo ad ogni movimento, finchè non mi sembrerà più di potermi spezzare da un momento all'altro.
quando i sogni smetteranno di tormentarmi, quando il sole non sarà luce che acceca ma calore che riscalda.
nubi di ieri sul nostro domani odierno
no, è che io sto male.
inutile negare o provare a far finta di niente.
non che ci provi, eh, ma in certi momenti mi viene voglia.
sulla mia faccia sono rimasti solo gli occhi, che stanno assumendo proporzioni gigantesche un pò per i litri di lacrime versate e un pò per la mancanza di sonno e cibo.
il mix letale rende le guance scavate e il colorito terreo,e mi fa essere tristemente somigliante a una mummia appena riesumata.
sto inziando a chiedermi se non sia il caso di smetterla.
mi trascino ovunque piangiucchiando e lamentandomi ininterrottamente.
domenica, da ikea, ex anima gemella mi ha recuperata mentre tentavo il sucidio nella vasca delle palline colorate. poco dopo, un commesso ha dovuto delicatamente invitarmi a mollare la presa dello scaffale dei pupazzi al quale mi ero saldamente ancorata, minacciando di non staccarmi finchè uno di loro non mi avesse giurato che era solo un brutto sogno. uno dei pupazzi, dico. ma a quanto pare quei dannati peluche si sono trincerati dietro un glaciale silenzio. bastardi.
il risultato è stato che, per cercare di distrarmi, ho comprato compulsivamente una serie di mobili a caso, indebitandomi a vita con quei fottuti svedesi.
sono cose che capitano. niente è per sempre. tutto passa. meglio prima che poi. tu sei forte, presto starai meglio.
con tutte le frasi banali che mi sono state dette o che ho pensato tra me e me in questi giorni potrei scrivere decine di pagine, ma non lo farò.
tanto ho deciso che la risposta sarà sempre e solo una.
pippo baudo è un gran professionista.
io credo fermamente nella magia.
ma non la magia che fa uscire i conigli da un cilindro sfondato o le colombe da un foulard stinto.
la magia che riconosci nelle cose, quella che ti fa rimanere fermo e muto mentre la tua mente segue un disegno sconosciuto.
quando ero piccola cercavo di incontrarla spesso, soprattutto nei due mesi che passavo d'estate nella grande casa in campagna.
e allora succedeva che di pomeriggio, mentre tutti dormivano, io prendevo il mio zainetto a righe bianche e viola, ci mettevo dentro un quaderno, una penna e uno yogurt o un succo di frutta, e me ne andavo a zonzo per i campi pronta a incontrarla, questa benedetta magia.
quando ero sicura di aver trovato il posto giusto mi sedevo e iniziavo a scrivere i miei pensieri.
mi sentivo piena di vita, entusiasta, elettrizzata. felice.
e in quel momento succedeva sempre qualcosa.
tipo che arrivava un'ape che chissà per quale motivo sembrava avercela proprio con me, e io dovevo raccattare in fretta le mie cose e scappare.
oppure, presa dai miei pensieri di bambina romantica, non mi accorgevo di essermi seduta su un ricordino gentilmente lasciato sul posto da una mucca adulta e in salute.
insomma, finiva sempre che, nel momento in cui sentivo di avercela proprio vicina, la magia scompariva.
ecco più o meno come mi sento oggi.
solo, molto molto molto peggio.
ma molto, eh.
breve sequenza sms delle 10:00 a.m.:
"sto facendo colazione a termini, in un bar malfrequentato. pensa che bello"
"tipo che ci sono puttane, tossici, storpi e barboni?"
"veramente al momento ci sono solo io"
(se la pioggia smettesse di cadere, se il sole facesse capolino almeno un momento, giusto il tempo di farmi ricordare che la primavera arriverà prima o poi, com'è giusto che sia. se trovassi qualcosa da mettere sotto i denti senza dover per forza uscire, che la luce grigia che circonda tutto mi riporta verso un posto nel quale adesso non voglio tornare, se il fastidioso pizzicore che ho in gola esplodesse in una tosse violenta ma almeno liberatoria. se il mio maglione fosse pulito, se non avessi impegni da rispettare, se potessi sentirmi meno sola, se fossi capace di smettere di sorridere sempre, se riuscissi a pronunciare un no, se questi verbi non mi sembrassero tutti sbagliati, se fossi in grado di decidere una volta per tutte o solo una volta in più)
il rumore dei tuoni rimbomba tra le pareti della stanza a intervalli regolari. il resto è silenzio, e questo luogo sembra vittima di un incantesimo, uno di quelli operati dalla maga buona che cerca di fermare il tempo in attesa che il principe uccida il drago e arrivi a salvare la principessa.
immagino un lungo bacio mozzafiato e mi viene da sistemarmi i capelli, come se da un momento all'altro qualcuno dovesse presentarsi alla mia porta.
ma io non sono una principessa, e l'idea che ho al momento del principe col cavallo bianco è rappresentata da un tassinaro disponibile che mi salvi dal diluvio universale. in poche parole, un sogno molto meno realizzabile di quello di incontrare un uomo di azzurro vestito (al quale con buone probabilità scoppierei a ridere in faccia).
stamattina mi sono svegliata per caso alle nove e mezza, e la tanto attesa macchina del caffè elettrica con timer non è riuscita a mantenermi in caldo la bevanda. colpa mia, lo ammetto, così come non posso imputare allo spigolo della specchiera del bagno il violento impatto con la mia fronte durante le rapidissime e sommarie operazioni di pulizia personale.
ma stasera mi rifaccio, giuro: recupererò la mia innata signorilità e riuscirò a muovermi in maniera composta, a cucinare una cenetta succulenta e a non dire una serie infinita di frasi senza senso come il mio solito.
adesso vado a casa, sbrigo tutte le mie faccendine con piglio deciso, mi faccio bella e aspetto con ansia il momento in cui busserò alla porta della mansarda con la vista più bella di roma.
e tanti saluti al resto del mondo.
ad essere sincera © 2003