e con oggi ho all'attivo ben due persone che mi hanno detto che sembro molto triste.la cosa mi sconforta terribilmente, perchè significa che tutto l'impegno e lo sforzo che metto nell'esibire sorrisi durbans con tanto di scintillio del secondo incisivo a destra sono vani. il mondo non mi capisce. e non mi apprezza quanto meriterei, soprattutto.
ma parliamo di cose belle. ieri sera sono stata a un festival di cinema, e ho così assistito alla proiezione di cinque cortometraggi - com'è normale che sia, altrimenti non vedo cosa si potrebbe fare dentro una sala buia con uno schermo gigante sul quale vengono proiettate immagini in movimento. cioè, qualcosa ho in mente, ma preferisco censurare per non macchiare la mia immagine di signorina sensibile e dolcissima e romantica e sognatrice che mi sono faticosamente costruita.
non svelerò al mio pubblico i titoli delle opere che ho visto, perchè ho paura che i registi o gli attori o i loro amici mi riconoscano e da questo momento in poi decidano di dedicare la loro esistenza alla ricerca della mia persona fisica allo scopo di corcarmi di mazzate in un vicoletto buio di un quartiere malfamato, dopo avermi tappato la bocca con del dozzinale scotch da pacchi per non far sentire le mie urla al supereroe che, in un film che si rispetti, dovrebbe arrivare a salvarmi dalla loro furia omicida. dirò solo che a un certo punto, dopo essere stata preda di visioni mistiche in seguito al palesarsi sullo schermo della bella faccia dell'ultima persona al mondo che avrei voluto vedere in questa vita e nelle prossime cento, sono stata colta da delirio di onnipotenza e soprattutto dalla classica sindrome da funerale che si presenta nelle situazioni più disparate al solo scopo di funestare l'esistenza delle persone di buon cuore, facendole così apparire agli occhi della gente come dei beceri individui senza un minimo di dignità. dicesi sindrome da funerale quel violento attacco di risate convulse e irrefrenabili che colpisce il partecipante a un evento che in sè non detiene nessuna velleità comica. non esistono antidoti conosciuti che possano levare il malcapitato dall'imbarazzo insito nel trovarsi insieme a un gruppo di persone serissime mentre egli viene colto dalla sventura più nera: l'unico rimedio è quello di fingere un prostrato raccoglimento in sè stessi, chinando il capo e ingobbendosi per cercare di non far notare il tremito convulso del torace sfiancato dalla potenza risate. nella fase più acuta della sindrome, in cui si presenta anche un'abbondante lacrimazione, sarà di sicuro effetto l'utilizzo di un fazzolettino di stoffa o carta per detergere le copiose lacrime che solcheranno il volto: è rilevante sottolineare che il presentarsi della fase acuta potrebbe ribaltare la percezione del gruppo nei confronti della vittima, facendola passare dallo stato di essere abietto a quello di persona dotata di enorme sensibilità che partecipa con commozione all'evento in atto. dopo aver impegnato le mie forze nel cercare di risollevarmi dallo stato confususionale nel quale mi sono ritrovata, sono stata per fortuna premiata dalla visione dell'unico cortometraggio degno di partecipare al festival in oggetto, molto piacevole e ben girato secondo il parere di un'ignorante ma appassionata spettatrice affamata di cinema che sappia raccontare una storia senza velleità da giovane autore impegnato ed ermetico che fa tanto radical chic. in bocca al lupo a westerby e alle sue afasie.
stanotte ho sognato una cosa sconvolgente.
il problema dei sogni è che ogni tanto te li ricordi nitidamente, con i contorni così netti che ci potresti passare un dito sopra - e stai sicuro che sul polpastrello rimarrebbe una patina di polvere, quella che col tempo si è depositata sui desideri nascosti nell'angolino buio e che il sonno ha fatto tornare a galla.
stamattina, poi, sono rimasta chiusa dentro villa torlonia. le reti metalliche con i bordi ricoperti di nastro bianco e rosso parlano chiaro, e soprattutto delimitano il mio raggio d'azione. in poche parole per chissà quanto tempo, per andare a lavoro, sarò costretta a usufruire dell'asfalto come tutti i comuni mortali. allontanandomi con sguardo mesto e maledicendo mentalmente i custodi che non si sono degnati di mettere uno straccio di annuncio per far presente che il parco si è trasformato in un bunker dai confini invalicabili, ho sussurrato un saluto ai luoghi da me tanto amati: addio, collinette erbose ricoperte di popò di cani, quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!*
* alessandro manzoni, i promessi sposi, capitolo ottavo (edizione riveduta e corretta)
something beautiful will come your way
quando vedo un posto bello, ma bello in una maniera sorprendente - di quella bellezza che ti fa venire la pelle d'oca - succede sempre la stessa cosa: mormoro un'imprecazione leggera e poco impegnativa, e poi me ne sto un pò ferma con un sorrisetto stampato in faccia a stilare la lista mentale delle persone che vorrei portarci perchè sono sicura che quel sorrisetto verrebbe pure a loro.
sabato notte mi è capitata questa cosa, che ha giustificato un'ora e passa di viaggio per godere di questo spettacolo: la vista del mare calmo di un blu profondissimo, la luna rossa a tre quarti col suo cono di luce, un castello dalle pareti bianche che sembrava essere stato appoggiato per caso sugli scogli, un ponte di legno sul quale, se ti impegni, vedi un drago fare avanti e indietro mentre sputa lingue di fuoco, le ombre cinesi a tempo di musica, teli bianchi sui cui stendersi e un tronco vicino alla brace come sgabello.
aspettando l'alba ho riso, raccontato e ascoltato, ripensato alle cose successe la notte prima. a quanto può essere facile avvicinarsi a una persona senza aver voglia di dire per forza qualcosa, perchè sentirne l'odore può essere abbastanza; a quanto è stata da film la scena di me in bagno che mentre faccio pipì penso appena esco lo bacio, non ci sono cazzi, mi fiondo addosso e appiccico le labbra alle sue, e poi come va va, e invece appena aperta la porta, oltre a lui con la mia borsa in mano, mi sono trovata davanti tutti i partecipanti alla festa riuniti in gran completo, e credo di aver avuto dipinta sulla faccia un'espressione da oscar per la migliore interpretazione drammatica della stagione estiva imminente; a come io riesca a provare un amore incondizionato nei confronti di alcune persone che sono il mio salvagente in questo momento di resistenza ostinata a tutto - ma proprio tutto tutto, che se nella vita di ognuno di noi ci sono cose che possono andar male,le mie hanno deciso di farlo tutte insieme, tanto per togliersi il pensiero.
n.b.: un bisogno estremo di coerenza interna mi ha portata ad operare dei cambiamenti nella colonnina qui a sinistra: non me ne voglia nessuno, dietro alle cancellazioni non ci sono giudizi di nessun tipo. solo che lì sopra c'è scritto leggo spesso e volentieri e le bugie, quelle piccole e quelle grandi, non le sopporto proprio.
la pioggia non bagna il nostro amore quando il cielo è blu
sono metereopatica (o meteopatica, come dice sòr comavigile).
detto questo potrei anche smettere di scrivere perchè ripongo estrema fiducia nelle vostre capacità di deduzione; ma, siccome mi devo sfogare, insisto e vi spiego quello che stanno provocando nella mia mente, già di per sè malata, le variazioni climatiche di quest'ultima settimana.
dopo cinque giorni di bruschi e ingiustificati passaggi di temperatura da picchi degni della savana durante un periodo di siccità a piogge torrenziali che la stagione dei monsoni ci fa una pippa, per tornare ai quaranta gradi all'ombra che fanno tanto piana di sibari nel mese di agosto e improvvisamente precipitare ai meno quindici della siberia sotto natale, permettete che vi dica che mi girano un pò le palle. vorticosamente, a dire il vero.
oggi mi sono svegliata in modalità cerbero incazzato dotato di ghiandole di salivazione colme di veleno letale da sputacchiare dritto negli occhi di qualsiasi essere vivente si fosse azzardato a volgere verso di me l'incauto sguardo, amico cane incluso.
l'accorgermi che alle ore nove del mattino la temperarura esterna oscillava tra i venti e i ventidue gradi ha risvegliato un nervosismo di quelli che provocano un formicolio che si propaga dalla punta dei piedi fino a giungere alle doppie punte dei capelli, lasciando una mattonella di cattivo umore piantata al centro dello stomaco. non che io abbia qualcosa contro tale temperatura, anzi, ma la consapevolezza che a un certo punto della giornata mi sarei comunque trovata a maledire personaggi di spicco appartenenti ormai da secoli al regno dei cieli ha dato al risveglio quella punta di amarezza in più che tutti noi tanto amiamo.
l'orrenda sensazione è stata amplificata, oltretutto, dal riproporsi del fastidiosissimo problema detto "dell'abito girevole".
donne! non so se capita anche a voi, ma quando io indosso una gonna incappo sempre nella spiacevole sensazione data dal ritrovarmi la cerniera in una posizione casuale, il che vuol dire che, nove volte su dieci, chi mi guarda avrà l'impressione che io abbia scelto di abbigliarmi in modo tale da fare invidia a un sacco di patate della sila. l'unico escamotage per cercare di ovviare all'inconveniente consiste nel camminare con le braccia aderenti al corpo stingendo tra i pugni il capo d'abbigliamento, ma per mantenere l'innaturale posizione sono necessari anni e anni di duro allenamento e io, com'è risaputo, sono pigra (e soprattutto i miei vestiti vivono di vita propria, ma questa è un'altra storia).
nell'estremo tentativo di migliorare il mio umore e cercare di risparmiare la razza umana dall'estinzione, ho deciso di trovare sfogo recandomi prontamente in un luogo ove la dispersione di denaro fungesse da panacea per il male che mi affliggeva. tale luogo nello specifico ha preso la forma di un supermercato, dove ho trovato opportuno dilapidare sette euri nell'acquisto di due confezioni da cinquecento grammi di ananas e melone tagliati a cubetti. molto soddisfatta dal latrocinio al qule mi sono volontariamente sottoposta, sono andata così a raccogliermi in preghiera e meditazione davanti allo scaffale dei detersivi per la casa, che su di me esercitano un'attrazione viscerale. immaginandomi devotamente impegnata nella disincrostazione del water e nella lucidatura delle mattonelle della vasca ho così trovato un pò di pace.
siate felici per me, e godetevi questo splendido fine settimana al mare o in montagna mentre io sarò impegnata a passare la cera pure sui muri.
da roma è tutto, per i prossimi aggiornamenti ci si sente lunedì.
faccio cose, vedo gente
dopo una settimana pericolosa come questa avrei bisogno di dormire per tre giorni di seguito, e invece so già che almeno fino a lunedì prossimo non riuscirò a resistere al richiamo della foresta e me ne andrò in giro a sprecare il mio tempo in attività inutili e dispendiose.
il fatto è che accordi interni tra il mio cervello e il corpo che lo ospita prevedono una costante attività motoria che tenga lontani pensieri molesti, pericolossissimi e potenzialmente destabilizzatori della tregua stabilita tra emisfero destro e emisfero sinistro.
quindi mi ritrovo a dormire al massimo cinque ore per notte e, siccome a un certo punto i debosciati che frequento vogliono andare dormire abbandonandomi così al mio ingrato destino, ho praticamente imparato a memoria la programmazione di tutte le reti televisive nazionali e locali. a questo punto, se dovessi essere lincenziata per occhiaia molesta e sbadiglio turbativo della quiete lavorativa, potrei riciclarmi come presentatrice di pub&disco, come signorina frustami e sarò la tua schava, come critica cinematografica attempata e però in salute, come professoressa di matematica dell'università a distanza. al limite mi offrirei pure come sostituta delle annunciatrici rai, che invece di annunciare si limitano a porgere il nobile ditino verso lo spettatore, peraltro stimolando in esso la voglia di troncarglielo in due.
d'altra parte la situazione, nonostante io mi senta più mondana e supergiovane che mai, si sostina a rimanere stagnante. secondo ex anima gemella la causa di tutto risiede nel fatto che noi frequentiamo solo persone educate le quali, a torto, pensano che noi due siamo una coppia di fidanzatini innamorati e felici; io, da parte mia, ritengo che tutto sta nel cominciare, poi la strada è in discesa.
per il momento continuo a barcamenarmi tra rassegne di cortometraggi in cui a un certo punto va tutto in malora e tu rimani col dubbio se alla fine quello lì dal ponte ci si è buttato, serate passate a strascicare i piedi per le vie di san lorenzo con una peroni gelata in mano, cene pettegole al ristorante cinese durante le quali vengono fatte rivelazioni sconvolgenti che gettano nello sconforto chiunque si trovi ad ascoltarle, ristoranti del profondo sud in cui ti ritrovi a mangiare al tavolo a fianco di quello dei linea77, e giardini umidissimi situati in posti insospettabili.
la cosa veramente importante, però, è un'altra.
dopo ieri sera, finalmente posso dare sfogo alla mia creatività e rivelare l'originalissimo slogan che ho concepito per pubblicizzare l'uscita del primo libro di una
persona a me molto cara.
accattativìllo!
tanto per dire che io tra domani e domenica mi spippetterò circa quattordici ore di viaggio con ben quattro cambi di treno perchè credo fermamente nella libertà di far decidere alla propria coscienza quello che è giusto e quello che non lo è.
buon voto a tutti (perchè tutti andrete a votare, vero?)
p.s.: siccome che sono una rompicoglioni di natura, sto istigando a votare anche chi, per motivi vari ed eventuali, domenica 12 e lunedì 13 giugno non si dovesse trovare nel proprio comune di residenza. le informazioni su come fare le trovate
qui, basta sbattersi un pò ma in fondo non è così difficile. non siate pigri, che
del doman non v'è certezza (non vi scomodate con i complimenti, è solo la frase finale di una mia poesia giovanile)
il frutto del mio giardino
ieri sera, stanca e provata dalla prima giornata lavorativa dopo ben novantasei ore di fancazzismo assoluto, mi sono dedicata ai lavori agresti e, inerpicata su una scala tremolante, con lo Sciatto che reggeva la cassettina di legno, ho scoperto che prendere un sacco di nespolate in testa mette di buon umore (se si esclude il disagio provocato dallo spatasciamento del frutto sul crine, che rimane poi appiccicoso e attira sciami di insetti di ogni genere).
le uniche piante che mi danno soddisfazione sono infatti quelle da frutto - a parte le ortiche e un cespuglio bellissimo e pieno di fiori che non mi ricordo come si chiama ma resiste indomito alle mie cure sconsiderate - e adesso mi ritrovo in possesso di quintali di nespole, una miriade di pesche in fase di maturazione e un florilegio di gustosissime nocciole che il mio cane sgranocchia con evidente sollazzo nei pomeriggi assolati.
sto meditando di piazzare un banchetto all'ingresso dell'agenzia, se non fosse che le mie capacità organizzative sono ormai completamente assorbite dall'unica attività ai miei occhi degna di interesse: la pianificazione scrupolosa dei vestiti da indossare nell'arco della settimana.
a parte questo, il mio week end marittimo meriterebbe racconti dettagliati ma ho deciso di risparmiare chi si dovesse trovare a passare di qua dalla liricità insita nella descrizione di tramonti percepiti solo grazie a uno spiccato intuito causa cielo color ratto di campagna, nel defluire di emozioni provocate dalla visione del mare attraversato da banchi di schiuma giallo limone per gentile concessione delle tre petroliere americane ancorate al largo; nelle ondate di sentimento risvegliate in me dallo sguardo bramoso di ex anima gemella, fino al momento in cui non mi sono resa conto che tale sguardo non era rivolto al mio corpo celato alla vista solo da un risicatissimo pigiaminosupersexi ma al panzerotto ripieno di prociutto e mozzarella rimasto solo soletto nel forno.
ogni giorno che passa mi riscopro sempre più femmina. spero solo che qualcuno se ne accorga.
sciambàgn per brindare a un ingondro
stamattina ammiravo le siepi intorno a villa torlonia che, nella loro perfetta geometricità, sembrano solidi massi verdi rotolati da chissà dove.
ma non è di questo che voglio parlare, solo che mi serviva un incipit e questo mi piaceva tanto.
in realtà è che sono un pò turbata perchè ieri sono stata colta da una folgorante illuminazione sulla via di san lorenzo.
la rivelazione riguarda un'amara considerazione: io, di fronte a un uomo che scatena nella mia mente perversa pulsioni ataviche a sfondo libidinoso, peccaminoso e torbido, mi sento un inchiavabile cesso®*.
mi capirete se affermo di essere abbattuta e disperata.
il fatto di sentirsi un i.c. quando ci si ritrova davanti ad un esponente di tutto rispetto della categoria maschio di aspetto gradevole apparentemente eterosessuale e in buona salute scatena tutta una serie di reazioni che possono ridurre una fanciulla solitamente dotata di spocchia e orgoglio femmineo in uno stato catatonico tale da rendere il suo sguardo simile a quello di una gallina sotto ipnosi e il suo tono di voce stridulo e tremolante.
no buono.
il mondo è pieno di cose che mi irritano, ma l'idea di risultare agli occhi di chicchessia una portatrice di vagina totalmente sprovvista di materia grigia, ridacchiante e con i tempi di reazione di una marmotta in letargo, mi trascina in un vortice di disperazione dal quale non so come tirarmi fuori.
se poi mi fermo a riflettere, ammettendo con me stessa che la situazione si è protratta per quattro serate di seguito senza nessun accenno di miglioramento, l'unica speranza che mi rimane è quella di piazzarmi in mezzo a un campo di grano in una notte di luna piena ad aspettare che un gruppo di alieni incazzosi in vacanza grazie al ponte della festa della repubblica venga a finirmi a colpi di tentacoli verdi chiodati e raggio della morte.
meno male che oggi è venerdì.
* copyright di anonimomichele
ad essere sincera © 2003