mercoledì, 16 novembre 2005

six days, seven nights

ven
ho preso la buona abitudine di dare inizio al week end in compagnia di persone con cui mi trovo talmente bene -  ma talmente bene - da passarci circa l'ottantacinquepercento del tempo in cui sono sveglia. sveglia, poi, che parolona. diciamo in cui sono in stato di semi-incoscienza con sprazzi di lucidità. per non sovvertire tutti i miei piani, quindi, sono rimasta in studio fino alle undici e mezza per poi trascinarmi a casa e crollare come un sacco di patate sul divano, abbracciata stretta stretta ad amico cane, cieca e sorda ad ogni tentazione che la vita sociale mi poneva davanti agli occhi (in realtà avevo già tolto le lenti a contatto, e con l'età il mio udito sta peggiorando).

sab
piacevolissimo risveglio con mal di testa post atomico, dormire dodici ore evidentemente non fa bene alla salute. rimedio ingoiando alla cieca (sempre la storia delle lenti a contatto) ben tre pasticche miracolose, e dopo un'attenta riflessione decido di lasciarmi trascinare al mega evento che ha animato la notte capitolina: romaeuropa festival in collaborazione con stocazzo e questaltro presenta aphex twin. per la modica cifra di venticinque fischioni ho capito che, se l'inferno esiste, l'ho visto e ci sono rimasta dentro per ben quattro ore. io ed ex anima gemella eravamo gli unici due spettatori lucidi e in possesso di tutte le capacità mentali - pari, per essere precisi, a quelle di una scimmia (ammaestrata però) - e ci siamo messi a fare quello che ci riesce meglio nelle situazioni difficili: io mi toccavo la pancia ed ex anima gemella guardava le proiezioni a bocca aperta.

dom
la prima cosa che ho ingerito, alle ore sedici zerozero, è stata una cipolla fritta. non ho altro da dichiarare.

lun
l'idea di presentarmi alla festa - magari uscendo dalla torta vestita solo di un completino da playmate - è balenato nella mia mente malata più e più volte. tanto per vedere l'effetto che avrebbe fatto, giuro, mica per altro. ma poi, non riesco a prendermi la responsabilità neanche di fare una telefonatina innocente (sono passati sei mesi, cazzo. dico. sei. mesi. cazzo), figuriamoci se.

mar
ogni volta che vado dal dentista penso: cioè, adesso questi qui mi danno il prossimo appuntamento tra sei mesi. chissà quale sarà il mio stato d'animo tra sei mesi, a cosa starò pensando mentre il mio compagno di classe del liceo ravanerà nella mia bocca, se sarò più felice o più triste, chi mi starà accanto, il mio lettore mp3 funzionerà di nuovo, avrò finito la collezione dei dvd di friends, fumerò più o meno di venti sigarette al giorno, avrò un nuovo tatuaggio, sarà passato quest'orribile rantolo che sento quando respiro, avrò sconfitto la cellulite, ci sarà la summer card, chi siamo, da dove veniamo dove andiamo. comunque prendere il tram è un'ottima scusa per trovare il tempo di leggere.

mer
il gruppo d'ascolto dell'isola dei famosi mi ha abbandonata proprio sul rush finale. comunque io tifo per lory, che sia messo agli atti.
sincerely yours, reme alle 18:49 | commenti (32)
venerdì, 04 novembre 2005

sono una donna, non sono una santa*

luogo: lavanderia gestita da vecchina apparentemente innocua e da suo figlio, harleysta barbuto e tatuato apparentemente pericolosissimo

interpreti: vecchina in realtà spietata, figlio harleysta con l'animo di un agnellino, gruppo di amici harleysti del figlio harleysta della perfida vecchina,  miss adesseresincera in tutto il suo splendore

scena 1, esterno, sera
miss adesseresincera sta girovagando per la città nel tentativo di venire a capo di tutta una serie di incombenze domestiche.
il mondo intero sembra avercela con lei: la sarta ha perso due dei suoi capi d'abbigliamento preferiti, il veterinario ha finito l'antiparassitario per amico cane, tutte le edicole della capitale hanno esaurito i due dvd della seconda serie di friends, la gonna indossata sembra ribellarsi alla legge di gravità tirandosi su e scoprendo lo stacco di coscia coperto da calza smagliata.
la giovane però non si perde d'animo, e decide di impiegare le sue ultime forze andando a ritirare piumone e copripiumone in lavanderia

scena 2, interno, minuscola lavanderia ubicata in zona universitaria
miss adesseresincera entra con piglio deciso nel luogo in cui si svolge la scena madre, ritrovandosi così intrappolata in mezzo a un gruppo di motociclisti presi ad organizzare la trasferta per il motoraduno di zagarolo per il prossimo week end.
la vecchina è intenta a stirare e non sembra accorgersi della presenza della fanciulla, che invece si ritrova in uno stato di leggero imbarazzo a causa dei  quattordici occhi puntati sulla sua esile figura

figlio harleysta: ecco che è arivata la cliente mia preferita
miss adesseresincera: ciao, sono venuta a ritirare il piumone e il copripiumone che ti ho lasciato la settimana scorsa
figlio harleysta: e mò te lo piji sto bel piumone. ma 'o sai che è uguale a quello daa televisione, de quei due che stanno sempre sur letto che lui me pare un froscio
miss adesseresincera: sì, in effetti è uguale
figlio harleysta: aspetta n'attimo pischè, mò vengo

il gruppo di motociclisti esplode in un tripudio di risate molto maschie.

scena 3, interno, lavanderia
la camera stacca sull'adorabile vecchina che attende il ristabilirsi del silenzio e, senza neanche alzare la testa, pronuncia la sua battuta

vecchina: signorì, la prossima volta che te capita cerca de smacchiallo subbito, che ormai t'è rimasto l'alone

scena 4, interno, lavanderia
i personaggi sono piombati in un silenzio catartico.
tutti gli sguardi sono puntati sulla protagonista, le cui guance assumono tutte le sfumature esistenti in natura che vanno dal rosa pallido al rosso porpora fino ad arrivare al viola addobbo funebre (il pubblico voglia perdonare la citazione di uno dei miei film cult).
la giovane si schiarisce la voce, non riuscendo però ad eliminare l'effetto vibrato.
la giovane cerca comunque di ostentare sicurezza in se stessa.

miss adesseresincera: ahhhh, si riferisce proprio a quella macchia...ma non è quello che pensa, cioè, è che il cane mi ha vomitato sul letto e io ero fuori a lavorare e sono tornata a casa tardi e la macchia ormai era secca e non ho potuto fare niente e..cioè, insomma signora capisce...

la giovane cerca uno sguardo complice.
la giovane non lo trova.

vecchina (sempre a testa china): damme retta. la prossima volta smacchialo subbito. se vieni qua te dico in un orecchio come se fà

miss adesseresincera (ormai disperata): no ma signora davvero era il vomito del cane cioè glielo giuro io sono una brava ragazza è che sto tutto il  giorno a lavorare e il cane sta iniziando a prendersela a male e ogni tanto mi fa questi scherzetti sa com'è sono come dei bambini prima uno li vizia e poi vede come va a finire che poi io invece lo so cosa sta pensando non ne parliamo proprio io una vita sessuale manco ce l'ho cioè in questo periodo sta andando meglio da che non si batteva chiodo adesso qualcosina sì insomma sarà per via del ciuffo che tutti dicono che mi sta tanto bene l'altra sera vedesse un tipo come mi guardava poi ogni tanto metto pure i tacchi che basta con questa storia di fare la ragazzina sono una donna ormai diamine però da qui a fare le zozzerie sul piumone ce ne passa io sono una ragazza discreta e cerco sempre di andare in trasferta a fare ste robe che casa mia è sempre piena non mi ci faccia pensare mai un momento di tranquillità poi il cane si stranisce e i coinquilini bussano invece no che se uno le cose le fa le deve far bene e hai voglia a dire trovati un bravo ragazzo i bravi ragazzi non esistono e se esistono sono delle gran rotture di coglioni me lo faccia dire io preferisco adesso stare così libera e bella per conto mio e mi sa che sì la prossima volta che mi succede glielo vengo a chiedere come si fa, a togliere ste benedette macchie.

scena 5, interno, lavanderia
la protagonista scuote leggermente la testa come per allontanare i pensieri che le hanno affollato il cervello.
rimanendo in silenzio tira fuori il portafogli, lascia il soldi sul bancone, si carica del suo fardello e se ne va, mormorando quello che sembra essere un addio.

scena 6, esterno, strada male illuminata
adesseresincera cammina trascinando una busta gigante e pesantissima.
partono le note della melodia di love story.
titoli di coda.



*continuiamo col tema della mia femminilità.
qualche maligno potrebbe insinuare che tutto ciò derivi dall'intrinseco bisogno di affermare la mia appartenenza all'altra metà del cielo perchè nessuno se ne accorge. io smentisco con decisione e tanto per non sbagliare indosso il push up
sincerely yours, reme alle 16:28 | commenti (27)