cittàeterna, ore diciannove e trenta circa di un mercoledì sera freddo e umido.
io e amicocane torniamo verso casa dopo una di quelle classiche passeggiate in cui lei mi strattona e mi sbatacchia e mi rivolta come un calzino e io inciampo e impreco e mi trascino attaccata al suo guinzaglio.
è sera, fa freddo, e l’umidità si condensa in una specie di nebbia appiccicaticcia, caratteristica poco piacevole della zona in cui è ubicata la magione: in pratica io, che già di mio ho la vista di una talpa in letargo, non vedo praticamente una ceppa.
imboccando a fatica il vialetto col cane imbizzarrito – perché l’ultimo tratto da compiere prima di far ritorno al focolare domestico è anche il rifugio di migliaia di gatti malefici – mi accorgo di una figura massiccia stagliata in controluce proprio di fronte al cancello di casa.
per nulla impaurita perché so di avere amicocane accanto a me, procedo spedita verso il traguardo.
più mi avvicino alla figura più mi accorgo che trattasi di un figuro.
nello specifico di un gran bel pezzo di figuro.
quando mi rendo conto che sorridendo egli si appropinqua alla mia persona, ricordo con orrore di trovarmi nella classica condizione in cui tutte le ragazze si trovano quando incontrano un piacente esemplare di sesso maschile: sono un inchiavabile cesso.
lo gnoccolone è dotato anche di voce melliflua e sorriso smagliante e, come se non bastasse, mi chiede se per caso sono al corrente di una mostra d’arte moderna da queste parti.
no, dico.
una mostra d’arte moderna in una specie di comprensorio per anziani con vista sul parco.
come resistere alla tentazione di dire “sì certo, è proprio a casa mia” sbattendo le ciglia dietro le lenti spesse un centimetro?
ve lo dico io come: nel momento esatto in cui la ma mente lussuriosa produceva tale pensiero ho avuto la percezione che il mio amato mi stesse appioppando un dolorosissimo schiaffone alla base del collo.
potenza della telepatia.
passatemi un paracadute
sms delle 23:55 al fidanzato
neanche questo mese avremo un erede: mi sono appena commossa leggendo la posta di vanity fair
più cresco - preferisco il verbo crescere al verbo invecchiare - più i miei difetti si fanno evidenti. penso anche di averne dei nuovi, almeno nove (cit.).
tra queste piccole imperfezioni, che rendono ancora più adorabile la mia persona, quella che mi causa maggiori problemi nella gestione dei rapporti con il mondo è la pigrizia.
in questi giorni di vacanza avevo infatti elencato con dovizia di particolari - sì, perchè sono anche smodatamente pignola - le attività non rimandabili. nell'ordine:
- andare dal dottore delle femmine, che non mette le mani in pasta da quattro anni;
- andare dal dottore dei nei, che o uno dei nuovi difetti è la cattiva memoria o è il mio corpo che cambia;
- comprare i regali per amiche/ex coinquiline laureatesi sei mesi fa;
- comprare regali per amici di varia natura che hanno festeggiato il compleanno da un minimo di tre settimane a un massimo di un anno fa;
- rimuovere i peli di amicocane finiti non so come all'interno dello schermo del mio telefonino sciccoso.
ovviamente non ho fatto nulla di tutto ciò, ma in compenso ho ritenuto doveroso acquistare:
- i cerotti callifughi per nonna ansia;
- dei biscotti dietetici per la prima colazione: assaggiati, sputacchiati, regalati ad amicocane;
- il cofanetto con tutti i film della pantera rosa regalo di compleanno per exanimagemella;
- mezzo chilo di caramelle menta e liquirizia, spacciate come regalo per nonna ansia e fatte fuori nel giro di tre ore;
- tre paia di calzettoni a righe per cuginafiga (c'ho tutti parenti bonazzi, che ci posso fare?);
- un orribile gormito per il nipote del fiancè;
- svariate riviste di cui, per cercare di preservare un minimo di dignità, non posso fare i nomi (dico solo che l'edicolante mi ha guardata con disprezzo, e non era roba vietata ai minori di 18 anni).
a parte il mancato assolvimento delle incombenze, comunque, questi giorni sono stati strepitosi: freddo glaciale, mangiate e bevute epiche, partite a rovescino perse clamorosamente, una nottata passata a ballare, il trionfo di cuginofigo in sede di laurea, la casa trasformata in una comunità hippie, come al solito tanto ammore.
cosa volere di più dalla vita?
un cervello nuovo, per esempio.
ad essere sincera © 2003